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Sulle storie che creano latenza

  • Immagine del redattore: Angela Catrani
    Angela Catrani
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La fattoria della mezzaluna, Aboca kids
La fattoria della mezzaluna, Aboca kids

È appena uscita, per Aboca Kids, una novità di Nicoletta Costa.

Nicoletta Costa è amatissima ormai da tre generazioni di lettori: durante gli eventi pubblici, una folla di nonni, genitori e bambini adoranti si fanno firmare libri nuovi e anche datati, alcuni addirittura degli anni 80 e 90 del Novecento (preistoria, in pratica).

Una folla che sente il bisogno di dire a Nic che è cresciuta/ha cresciuto (dipende dall'età anagrafica) con i suoi libri.

Cosa accumuna questa folla adorante? Cosa piace così tanto di Nicoletta Costa da creare nei suoi lettori questo tenace amore?

Ci penso da molto tempo, da ben prima che Nic mi chiedesse di diventare la sua agente - e mi sono dovuta sedere per l'emozione.

Ci penso da tempo perché ormai sono poche le storie che creano latenza, che rimangono cioè dentro la memoria, che si fanno spazio là dove serve, e al momento opportuno riemergano per portare consolazione o un ricordo felice.



Quando Pietro, il mio primo figlio ora ventiduenne, aveva 3 o 4 anni, leggevamo insieme un libro bellissimo di Nicoletta Costa che narrava le vicende di Allumé, un cavallo un po' sfortunato che veniva salvato e accolto in una fattoria. E questo cavallino veniva di nuovo convinto a godersi la vita da oche, pecore e mucche, che organizzano per lui feste ed eventi ippici, in cui Allumé potesse di nuovo saltare.

Una storia semplice, profondissima e umanissima, raccontata con toni ironici e gentili.

Io e Pietro la sapevamo a memoria, eppure non ci stancavamo mai di leggerla e ascoltarla. Era intenzionale l'idea comunitaria di aiuto? Certamente, nei libri di Nicoletta sono riflessi i suoi valori profondi, le sue convinzioni, il suo modo di vedere la vita: ma Nic, soprattutto, ama raccontare storie. Storie che abbiano un inizio, uno svolgimento e una fine, che siano divertenti e gentili, che siano anche ricche di pungente ironia.

Il resto, tutto ciò che rimane in latenza, appunto, è un filo rosso, di cui forse gli stessi autori/autrici sono inconsapevoli, che da una mente umana arriva a un'altra mente umana. C'è chi lo chiama intuito, chi talento, chi mestiere, chi amore o c'è chi scomoda la religione, o la filosofia.

Io credo che questo filo rosso sia l'umanità che gli autori e le autrici sanno rendere universale.

Ora, io e Pietro avevamo bisogno di Allumé? All'epoca era solo una bella storia, ma quella storia ci è rimasta dentro e probabilmente ha coltivato in entrambi l'idea che fosse necessario aiutare, che fosse bello e anche divertente poter accogliere e rallegrare l'altro.


La fattoria della mezzaluna è un libro gentile e ironico, dove degli animali di una fattoria si divertono a passare una giornata di pioggia mettendo su uno spettacolo.

Le uniche che non sembrano poi troppo rallegrarsi all'idea di ascoltare un gatto e due rane che cantano, vedere una gallina che balla e un topo e una biscia che fanno gli equilibristi e osservare due coniglietti che si improvvisano maghi sono le mucche, che amano sonnecchiare mentre fuori piove.



Eppure le mucche non protestano: ascoltano e applaudono, stanno nella relazione, direbbero i pedagogisti, e accolgono tutto ciò che fanno chi ama esibirsi.

E poi, sì, non sono molto d'accordo in un protrarsi dello spettacolo, e sono salvate in extremis dal sole che spunta tra i rami.

È una storia che può creare latenza? È sicuramente una storia sul sapere rispettare i tempi e i desideri di tutti, sul sapere accogliere e sul sapere dare un freno quando serve.

Le storie di Nicoletta Costa non nascono mai con intenti pedagogici, ma lo sono, profondamente e sempre.

Perché sono aperte all'umanità.



 
 
 

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